http://www.eccellenzeitaliane.it/notizie-ecc.php?lg=it&art=16111
se clikkate su Convegno su Machiavelli trovate il programma ....
ve l'avevo detto...
sabato 19 aprile 2014
lunedì 17 febbraio 2014
Della dignità dell'uomo...
Già il sommo Padre, Dio architetto, aveva costruito questa dimora del mondo, che noi vediamo, tempio augustissimo della divinità, secondo le leggi dell’arcana sapienza.
Aveva ornato con le intelligenze la regione iperurania; aveva animato i globi eterei con anime eterne; aveva colmato le parti escrementizie e melmose del mondo inferiore con una turba di animali di ogni specie.
Ma, compiuta l'opera, l'artefice desiderava che vi fosse qualcuno che sapesse apprezzare il significato di tanto lavoro, che ne sapesse amare la bellezza, ammirarne la vastità.
Perciò, una volta che fu compiuta ogni cosa, come attestano Mosè e Timeo, pensò alla fine di produrre l'essere umano.
Ma tra gli archetipi non c'era alcuno su cui foggiare la nuova progenie, né c'era nei tesori qualcosa da elargire in eredità al figlio, né c'era tra i seggi di tutto il mondo un luogo dove potesse sedere questo contemplatore dell'universo.
Tutti erano ormai pieni; tutti erano stati assegnati agli ordini, sommi, medi, infimi.
Ma sarebbe stato tuttavia indegno della potestà paterna mancare a quest'ultimo atto della creazione, quasi fosse impotente; indegno della sapienza ondeggiare per mancanza di decisione in un'opera necessaria; indegno dell'amore benefico che colui che avrebbe lodato negli altri la divina liberalità fosse indotto a condannarla a suo riguardo.
Stabilì infine l'ottimo artefice che, a colui al quale non si poteva dare nulla di proprio, fosse riservato quanto apparteneva ai singoli.
Prese perciò l'uomo, opera dall'immagine non definita, e postolo nel mezzo del mondo così gli parlò:
«Non ti abbiamo dato, o Adamo, una dimora certa, né un sembiante proprio, né una prerogativa peculiare affinché avessi e possedessi come desideri e come senti la dimora, il sembiante, le prerogative che tu da te stesso avrai scelto.
Agli altri esseri una natura definita è contenuta entro le leggi da noi dettate.
Tu, non costretto da alcuna limitazione, forgerai la tua natura secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnai.
Ti ho posto in mezzo al mondo, perché di qui potessi più facilmente guardare attorno tutto ciò che vi è nel mondo.
Non ti abbiamo fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché come libero, straordinario plasmatore e scultore di te stesso, tu ti possa foggiare da te stesso nella forma che preferirai.
Potrai degenerare nei esseri inferiori, che sono i bruti; potrai rigenerarti, secondo la tua decisione, negli esseri superiori, che sono divini».
O somma liberalità di Dio Padre, somma e mirabile felicità dell'essere umano.
Al quale è concesso avere ciò che desidera, essere ciò che vuole".
martedì 21 gennaio 2014
riferimenti, citazioni...
"Intanto il padre Anchise nel fondo di una valle verdeggiante percorreva con lo sguardo meditando (riflettendo) con attenzione le anime racchiuse e destinate ad uscire alla luce superna e a caso passava in rassegna tutta la schiera dei suoi e gli amati nipoti e i destini e le vicende e i costumi e le imprese di quegli uomini. E quando vide Enea che gli veniva incontro sul prato, lieto tese entrambe le mani e lacrime gli rigarono il volto e queste parole gli uscirono dalla bocca:
- Finalmente sei arrivato e la tua pietà, tanto aspettata dal padre, ha vinto il difficile cammino? Mi è concesso, o figlio, guardare il tuo volto e udire e farti udire la conosciuta voce? Così veramente sentivo nell'animo e credevo che sarebbe avvenuto numerando i giorni né mi ingannò la mia ansia. Io ti accolgo, figlio, dopo che hai attraversato tante terre e tanti mari e sei stato sballottato da tanti pericoli! Quanto ho temuto che ti potesse nuocere il regno della Libia [140].
Ed Enea:
- La tua, o padre, la tua triste immagine apparendomi molto spesso mi ha spinto a venire a queste soglie; le mie navi son ferme sul mare Tirreno. Dammi, da stringere la destra, concedimelo, o padre, e non sottrarti al nostro abbraccio.
Così discorrendo insieme, rigava il viso di largo pianto. Tre volte tentò di circondargli il collo con le braccia; tre volte l'ombra invano abbracciata sfuggì alle sue mani, simile ai venti leggeri, simile ad un sogno alato." Eneide , libro VI
giovedì 19 dicembre 2013
istruzioni natalizie..
dormire, camminare, respirare, sognare, ingozzarsi di dolci, essere pazienti coi parenti e ..
leggere almeno 3 articoli di giornale ( da Sole 24 ore, Repubblica, Corriere della Sera)..politica internazionale, scienza, cultura, ambiente, economia.. no politica interna,please.
Distanziare le date (non tre articoli del 4-5-6 gennaio, please) ritagliare e inserire nel quaderno gli articoli, sintetizzare individuando le 5 W, essere pronti a riferire oralmente.
Ovviamente non interrompere la relazione amorosa instaurata con Dante, ça va sans dire..
leggere almeno 3 articoli di giornale ( da Sole 24 ore, Repubblica, Corriere della Sera)..politica internazionale, scienza, cultura, ambiente, economia.. no politica interna,please.
Distanziare le date (non tre articoli del 4-5-6 gennaio, please) ritagliare e inserire nel quaderno gli articoli, sintetizzare individuando le 5 W, essere pronti a riferire oralmente.
Ovviamente non interrompere la relazione amorosa instaurata con Dante, ça va sans dire..
mercoledì 18 dicembre 2013
ecco, come promesso..
…Il
canto di Ulisse. Chissà come e perché mi è venuto in mente: ma non
abbiamo tempo di scegliere, quest’ora già non è più un’ora. Se
Jean è intelligente capirà. Capirà: oggi mi sento da tanto.
…Chi
è Dante. Che cosa è la Commedia. Quale sensazione curiosa di novità
si prova, se si cerca di spiegare in breve che cosa è la Divina
Commedia. Come è distribuito l’Inferno, cosa è il contrappasso.
Virgilio è la Ragione, Beatrice la Teologia.
Jean
è attentissimo, ed io comincio, lento e accurato:
Lo maggior corno della fiamma antica
Cominciò
a crollarsi mormorando,
Pur
come quella cui vento affatica.
Indi,
la cima in qua e in là menando
Come
fosse la lingua che parlasse
Mise
fuori la voce, e disse: Quando…
Qui mi fermo e cerco di tradurre. Disastroso: povero Dante e povero francese! Tuttavia l’esperienza pare che prometta bene: Jean ammira la bizzarra similitudine della lingua, e mi suggerisce il termine appropriato per rendere “antica”.
E
dopo “Quando”? Il nulla, Un buco della memoria. “Prima che sì
Enea la nominasse”. Altro buco. Viene a galla qualche frammento non
utilizzabile: “…la pietà Del vecchio padre, né’l debito amore
Che doveva Penelope far lieta…” sarà poi esatto?…Ma
misi me per l’alto mare
Di questo sì, di questo sono sicuro, sono in grado di spiegare a Pikolo, di distinguere perché “misi me” non è “je me mis”, è molto più forte e più audace, è un vincolo infranto, è scagliare se stessi al di là della barriera, noi conosciamo bene questo impulso. L’alto mare aperto: Pikolo ha viaggiato per mare e sa cosa vuol dire, è quando l’orizzonte si chiude su se stesso, libero diritto e semplice, e non c’è ormai che odore di mare: dolci cose ferocemente lontane.
Siamo
arrivati a Kraftwerk, dove lavora il Kommando dei posacavi. Ci
dev’essere l’ingegner Levi. Eccolo, si vede solo la testa fuori
dalla trincea. Mi fa un cenno con la mano, è un uomo in gamba, non
l’ho mai visto giù di morale, non parla mai di mangiare.
“mare
aperto”. “Mare aperto”. So che rima con “diserto”: “…quella
compagna Picciola, dalla qual non fui diserto”, ma non rammento più
se viene prima o dopo. E anche il viaggio, il temerario viaggio al di
là delle colonne d’Ercole, che tristezza, sono costretto a
raccontarlo in prosa: un sacrilegio. Non ho salvato che un verso, ma
vale la pena di fermarcisi:
…Acciò
che l’uom più oltre non si metta.
“Si
metta”: dovevo venire in Lager per accorgermi che è la stessa
espressione di prima, “ e misi me”. Ma non ne faccio parte a
Jean, non sono sicuro che sia un’osservazione importante. Quante
altre cose ci sarebbero da dire, e il sole è già alto, mezzogiorno
è vicino. Ho fretta, una fretta furibonda.
Ecco,
attento Pikolo, apri gli occhi e la mente, ho bisogno che tu capisca:
Considerate
la vostra semenza:
Fatte
non foste a viver come bruti,
Ma
per seguir virtute e conoscenza.
Come
se anch’io lo sentissi per la prima volta: come uno squillo di
tromba, come la voce di Dio. Per un momento, ho dimenticato chi sono
e dove sono.
Pikolo
mi prega di ripetere. Come è buono Pikolo, si è accorto che mi sta
facendo bene. O forse è qualcosa di più: forse, nonostante la
traduzione scialba e il commento pedestre e frettoloso, ha ricevuto
il messaggio, ha sentito che lo riguarda, che riguarda tutti gli
uomini in travaglio, e noi in specie; e che riguarda noi due, che
osiamo ragionare di queste cose con le stanghe della zuppa sulle
spalle.
Li
miei compagni fec’io sì acuti…
…e
mi sforzo, ma invano, di spiegare quante cose vuol dire questo
“acuti”. Qui ancora una lacuna, questa volta irreparabile. “…Lo
lume era di sotto della luna” o qualcosa di simile; ma prima?…
Nessuna idea, “keine Ahnung” come si dice qui. Che Pikolo mi
scusi, ho dimenticato almeno quattro terzine.
-ça
ne fait rien, vas-y tout de meme.
…Quando
mi apparve una montagna, bruna
Per
la distanza, e parvemi alta tanto
Che
mai veduta non ne avevo alcuna.
Sì,
sì, “alta tanto”, non “molto alta”, proposizione
consecutiva. E le montagne, quando si vedono di lontano…le
montagne…oh Pikolo, Pikolo, di’ qualcosa, parla, non lasciarmi
pensare alle mie montagne, che comparivano nel bruno della sera
quando tornavo in treno da Milano a Torino!
Basta,
bisogna proseguire, queste sono cose che si pensano ma non si dicono.
Pikolo attende e mi guarda.
Darei
la zuppa di oggi per sapere saldare “non ne avevo alcuna” col
finale. Mi sforzo di ricostruire per mezzo delle rime, chiudo gli
occhi, mi mordo le dita: ma non serve, il resto è silenzio. Mi danno
per il capo altri versi: “…la terra lagrimosa diede vento…”
no, è un’altra cosa. E’ tradi, è tradi, siamo arrivati alla
cucina, bisogna concludere:
Tre
volte il fe’ girar con tutte l’acque,
alla
quarta levar la poppa in suso
E
la prora ire in giù, come altrui piacque…
Trattengo
Pikolo, è assolutamente necessario e urgente che ascolti, che
comprenda questo “come altrui piacque”, prima che sia troppo
tardi, domani lui o io possiamo essere morti, o non vederci mai più,
devo dirgli, spiegargli del Medioevo, del così umano e necessario e
pure inaspettato anacronismo, e altro ancora, qualcosa di gigantesco
che io stesso ho visto ora soltanto, nell’intuizione di un attimo,
forse il perché del nostro destino, del nostro essere oggi qui…
Siamo
oramai nella fil per la zuppa, in mezzo alla folla sordida e
sbrindellata dei porta-zuppa degli altri Kommandos. I nuovi giunti ci
si accalcano alle spalle. –Kraut und Ruben?- Kraut
und Ruben-. Si annuncia ufficialmente che oggi la
zuppa è di cavoli e rape: -Choux et navets.- Kaposzta
es repark.
Infin
che’l mar fu sopra noi rinchiuso
(Primo
Levi, Se questo è un uomo, Einaudi, Torino, 1976,
pp. 100 - 103)
mercoledì 20 novembre 2013
martedì 12 novembre 2013
per fortuna noi leggiamo l'originale..
Midway upon the journey of our life
I found myself within a forest dark,
For the straightforward pathway had been lost.
I found myself within a forest dark,
For the straightforward pathway had been lost.
Ah me! how hard a thing it is to say
What was this forest savage, rough, and stern,
Which in the very thought renews the fear.
What was this forest savage, rough, and stern,
Which in the very thought renews the fear.
So bitter is it, death is little more;
But of the good to treat, which there I found,
Speak will I of the other things I saw there.....
But of the good to treat, which there I found,
Speak will I of the other things I saw there.....
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